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lunedì 13 febbraio 2017

Like a lonely soul, before the end


Connor lo ha accompagnato fino alla soglia di casa, ma quando chiude la porta alla proprie spalle è di nuovo solo. Osserva la casa vuota e silenziosa, come se una cappa di gelo fosse penetrata attraverso ogni più piccolo spiffero delle pareti. Eppure non dovrebbe essere così.

Risale al piano di sopra, accompagnato dallo scricchiolio di ogni singolo gradino della scala in legno.
La porta che un tempo ospitava la loro camera, adesso è riempita dai vagiti di una bimba di pochi giorni. 
La quale, per colpa sua, rischia di non conoscere mai più il suo altro padre. La calma, la coccola e gli sussura che andrà tutto bene. Ma forse cerca solo di convincersi che sarà così.
La vocina di un bimbo biondo di tre anni si fa sentire dalla cameretta di fianco e quando vi entra, lo trova già con l'espressione implorante sul viso e le braccina tese verso l'alto. Ha fatto un brutto sogno.

Non ci pensa due volte e lo prende in braccio, tenendoselo stretto al petto, e lo porta fino al piano di sopra. Lo infila sotto le coperte del grande letto matrimoniale che condivideva con Max e vi si stende affianco. Gli accarezza i capelli biondi con la mano sinistra, mentre la destra va ad accendere il monitor e l'audio per il controllo della bambina al piano di sotto.
Assicura anche a lui che andrà tutto bene, che il papà tornerà presto dal lavoro e che starà un sacco con con loro. Glielo ripete finchè non sente il figlio riaddormentarsi pacifico, ma lui non sembra trovare riposo.

E' sbagliato e infame, pensa, rimanere da solo con due bimbi piccoli alla vigilia dell'Apocalisse. Perchè per quanto cerchi di negarlo, rischia di morire... rischiano di morire tutti. E lui lo farà senza avere suo marito affianco perchè è nelle mani sudice di altri.

Si chiede se forse non dovrebbe pagare i 10.000 dollari richiesti di riscatto e fregarsene delle possibili conseguenze etiche. 
Aumenteranno i rapimenti? Sarebbe finanziare il crimine? E' sbagliato assoldare i Night Soldier per fare il lavoro sporco?

Sì e allora?

Forse non merita di avere l'uomo che ama affianco a sé, nel possibile ultimo giorno della loro vita? Della vita anche dei loro figli. Non deve loro la possibilità di farsi stringere, prima della fine?

E per un attimo allunga davvero la mano verso il telefono per dire che ci sta, che li pagherà basta che gli ridiano max. Le conseguenze possono andare a farsi fottere.
Poi la mano si abbassa e viene portata a coprire le lacrime che gli scorrono sul viso. Sa che max non glielo perdonerebbe e sa che neanche lui riuscirebbe a conviverci.

S'infila completamente sotto le coperte e stringe il bimbo contro il proprio petto. Le lacrime man mano sparisco e si addormenta. Il tutto mentre la pastiglia comincia a fare il suo effetto, riportando il controllo nei suoi pensieri e nelle emozioni.

lunedì 28 marzo 2016

Acceptance

Young Gifted School
Casetta Prof. Blake
11.03 PM - 28/03/2024

(Soundtrack: link)

Si è chiuso nel piccolo bagno da circa dieci minuti buoni, con la scusa di prepararsi per andare a dormire. Le assi di legno sopra la testa cigolano appena, segno che Maximilian si è già arrampicato fino al letto a due piazze che condividono -ufficialmente- da alcuni giorni.
Il giovane telecineta osserva il suo viso riflesso nello specchio rettangolare sopra il lavandino e quasi stenta a riconoscersi lui stesso. Le occhiaie fanno padan con un'espressione così cupa e triste, che probabilmente è battuta solo da quella che aveva al funerale -inufficioso- di sua madre.

-Ti stai comportando come un bambino, Arthur. Sai di avere un problema, e scappi, scappi e continui a scappare, chiudi gli occhi e ti rifiuti di affrontarlo, e cosa ne guadagni? Solo che la rabbia e la frustrazione crescono, fino al momento in cui non riesci più a gestirle, perchè tu fai cagare a gestire le emozioni peggio di me, e infatti sei sotto ansiolitici da una vita.
La voce di Maximilian gli trapana la testa come se gli stesse urlando a cinque centimetri di distanza, ma in realtà è solo l'eco -non troppo lontano- del pomeriggio appena passato. Del pomeriggio che lo ha visto esplodere con una rabbia inusuale nel petto. E ha visto un albero accartocciarsi sotto la sua forza incontrollata.
-Si, ti è successa una cosa di merda, siamo tutti d'accordo. È stato un trauma e hai ragione a essere scosso, per carità...
Le mani si arpionano al bordo di ceramica del lavandino, mentre un mezzo verso gli esce dalle labbra. Le urla straziati di dolore di Maximilian gli rimbombano dentro le orecchie come il ritmo di un tamburo.
La superficie dello specchio ondeggia per un attimo, rivelando successivamente la figura del semidio morso dai bloodog trasciato via con un arpione.
Una forza invisibile incastra il figlio di Ade in una lotta alla fune, che si conclude con una gamba strappata via, mentre una lacrima che scivola via sul volto di un -troppo- giovane professore.

- Sfogati se pensi sia quello di cui hai bisogno. Ma poi basta. Basta così. Tu devi imparare a gestire le tue emozioni, e non anestetizzandoti fino a non sentire niente, ma accettandole. E andando avanti, o non sarai mai pronto per vivere le conseguenze di quello che siamo chiamati a fare.
Ciò che sono chiamati a fare. Rialza di nuovo lo sguardo sullo specchio, mentre vede il suo riflesso rimandargli un ghigno ironico perché lui lo sa: come si può esser chiamati a fare del  male, quasi a uccidere con le tue mani, la persona che ami?
Quale maledetto gioco sadico riesce a farti rimanere lucido mentre fai una cosa del genere, per poi distruggerti pezzo per pezzo nei giorni seguenti?
Perché sia lui che il suo riflesso lo sanno. Quello, è ciò che saranno chiamati  a fare e non sa se potrà sopportarlo ancora, senza sfaldarsi.

-Sto cercando di accettarlo ci sto provando... ma non mi riesce così bene. Non voglio sfogarmi perchè distruggere ciò che ho intorno è esattamente ciò che più temevo Ma accettare, senza strafarmi di tranquillanti, senza sfogarmi, senza esplodere... non so come... farlo.
Questa volta è il suo riflesso a parlare, fissandolo da dietro quel vetro tremolante. Ripete le parole che ha ripetuto a Maximilian in sua difesa, nel pomeriggio appena passato.
Non sa come fare, perché come si può accettare che può succedere una cosa del genere? Che potrebbe riaccadere?

Perché lo sa, un giorno gli potrebbe accadere di dover scegliere tra la vita di chi ama e la vita di una moltitudine di sconosciuti. E sa che farebbe la scelta giusta, ma... come si può passare indenni le conseguenze di una scelta del genere?
Ha imparato a controllarsi, silenziando chimicamente le emozioni per evitare che raggiungano la soglia della disperazione. Ha l'istinto di spaccare qualsiasi cosa gli si pari davanti, solo per dar sfogo a quella rabbia e a quella frustrazione immensa che gli si agita dentro il petto, che chiede solo di esser liberata.
Ciò che non sa, è come accettarle. Questo non l'ha mai affrontato. Ha sempre cercato le scorciatoie più brevi e meno dolorose.
-E allora devi imparare. Con tempo e pazienza, e con l'aiuto di tutte le persone che ti stanno vicino, ma devi imparare. Il problema è nella tua testa, e potrai superarlo solo quando riuscirai ad accettarlo e andare avanti. E il primo passo, è capire questa cosa
Lo so, è dura...Ma se vuoi fare questa cosa, devi diventare più forte. Perchè ricapiterà. E tu non puoi permetterti di andare in pezzi ogni volta.
Diverse lacrime cominciano a rotolargli fuori dagli occhi, prima di concludere la loro corsa dentro il fondo del lavandino. Una goccia, seguita subito da un'altra e un'altra ancora, fino a che il ticchettio non diventa costante. Ne è quasi sorpreso, è un sacco di tempo che non piange così.
Questa volta i singhiozzi non riesce a trattenerli del tutto, anzi, non li trattiene affatto. Sa che Maximilian lo sta sentendo piangere dalle assi del soppalco, ma sa che lo aspetterà pazientemente a letto senza domandargli nulla.

-È il momento di crescere e diventare più forte, Arthur.
Putroppo non ci sono scorciatoie per ciò che è chiamato a diventare, che lui voglia o meno. Delle vite potrebbero dipendere dai suoi poteri e lui non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro. 
Non sa ancora come accettare tutta la rabbia, la frustrazione, la paura e la tristezza che dentro di sé. Non senza inibirle o lasciandosi consumare a fuoco lento.
Però, cominciare a lasciarle scivolare via insieme alle lacrime, gli sembra un buon punto di partenza.